Agosto in Kenya: dalle bianche spiagge di Watamu alle meraviglie della selvaggia Savana

“Allora, dicci come è andata in Africa!”

Annuisco e puntualmente cala il silenzio.
Il più delle volte vengono fuori frasi del tipo “È bella, è stato un grande viaggio” oppure “È stancante, ma ne vale la pena”, ma so benissimo che non è così: mi guardo intorno cercando il nulla e penso sia impossibile dare una risposta immediata, chiara ed esaustiva ad una domanda come questa. Poi, per uno come me a cui piace raccontarsi, lasciamo perdere: partirei con uno dei miei racconti infiniti e finirei per parlare ad oltranza fino a terminare le sigarette, brutta storia!

Questo è un altro dei motivi per cui esiste VadoVivoTorno!

Nei prossimi articoli vi parlerò un po’ della mia Africa, della nostra Africa, vissuta con gli occhi di tre amici che condividono tutto sin dai tempi dell’adolescenza, insieme ancora una volta, per vivere un’incredibile avventura.
Francesco e Giando saranno i miei compagni di viaggio, ed io il loro, pronti a partire per il Kenya, località Watamu.

#Vado

Tra noi e l’aeroporto di Mombasa ci sono 8 ore di viaggio, il giusto tempo per raccontarsi un po’, scherzare, recuperare qualche serie TV persa, il giusto tempo per ricordarci che non ci siamo mai persi, una delle più belle sensazioni che si possa provare.

Ma si sa, noi siamo terroni e per partire da Malpensa ci tocca “salire” da Bari con un low cost, questo significa partire con un bagaglio a mano e farselo bastare per tutta la vacanza.
Lo so, c’è sempre la possibilità di acquistare un bagaglio aggiuntivo ma a noi piacciono le cose difficili, così ci sentiamo un po’ McGyver e decidiamo di farci bastare il nostro trolley standard: al resto ci penserà Francesco che tornerà a Bari in macchina (vive a Mantova).

Nowhere

Se non fossero tre ore di pullman a separarci dal villaggio che ci ospiterà, direi quasi che trattasi di un viaggio rilassante.
Nota: i pullman kenioti non sono poi così male, il problema è l’asfalto che, da un certo punto in poi, cessa di esistere.
Così dopo circa dieci ore di viaggio e tre di coda, ti ritrovi a vibrare sul sedile di un pullman con i copri sedili ornati di zebre, leoni e giraffe, mentre sorridi all’autista che, per smorzare lo stress declama: “Questo è il nostro massaggio gratuito per voi, massaggio africano!”
Noi ridiamo e subito mi colpisce il loro modo di guardare positivo, nonostante la stanchezza, il sudore e la fame. Un presagio bellissimo.

Watamu Eden Village

Sarà il Watamu Eden Village ad ospitarci, un’oasi felice e una base sicura dalla quale partire ogni giorno per le nostre escursioni.
Perché il programma è già pronto da mesi e sappiamo già che nell’intera settimana passeremo solo due giorni a rilassarci.
Badate bene, il Kenya è una località talmente grande e bella da scoprire che solo un folle preferirebbe trascorrere l’intero soggiorno in un villaggio.

Watamu Eden Village
Watamu Eden Village

Trascorriamo il giorno del nostro arrivo ad ambientarci, a rigenerarci, a prendere confidenza con il caldo africano, con il mare, con i comodi letti coperti da bianchissime zanzariere, le camere luminose e tinte di bianco, una sorta di rito propiziatorio prima di rimetterci in cammino per la prima importante escursione: due giorni nella Savana all’interno del Parco Naturale dello Tsavo East.

#Vivo

E la prima sveglia delle ore 05:00 suona su Watamu.

Watamu Eden Village

È l’alba, fuori è fresco, un silenzio assordante ci regala il buongiorno: gli unici a far rumore siamo noi che sgomitiamo per i viottoli del villaggio prima di uscire, siamo elettrizzati.
La mia videocamera è carica, la Reflex di Francesco è pronta, Giando lancia una sfida per lo scatto più bello della giornata.
Informiamo la reception del nostro ritorno per la cena dell’indomani e siamo fuori dal resort.
“Venerdì” ci aspetta in una imponente Jeep parcheggiata all’ingresso: ha l’aria sveglia, è pronto a seguirci in questo “viaggio nel viaggio” accompagnato dal suo autista e da altri due turisti.


“Saranno due giorni lunghissimi alla ricerca dei padroni di casa e dominatori della Savana: giraffe, zebre, antilopi, leoni, coccodrilli, tutti liberi di muoversi nel loro habitat, di fare cacca ovunque e di bloccarci la strada senza un preciso motivo: siamo nella loro casa e io non posso far altro che comportarmi da gentile ospite, mi sento fortunato per aver ricevuto l’invito a godere di questa meraviglia in silenzio, sotto il sole cocente, come se mi fosse stato concesso di calpestare una terra sacra, incontaminata.”

Parco Naturale dello Tsavo East
Parco Naturale dello Tsavo East


Venerdì ci racconta qualche curiosità sulla gente del posto e delle tradizioni più bizzarre del popolo kenyota: ad esempio, all’età di tredici anni un figlio maschio deve costruirsi un alloggio dove dormire, accanto alla dimora natìa, con fasci di legno e fango; per combinare un matrimonio servono decine di animali da donare ai genitori della sposa e altrettanti per ottenerne il divorzio! Una mamma dorme con i figli su un letto medio-piccolo mentre al papà spetta un comodo letto matrimoniale; una moglie in carriera dovrà sempre cedere il suo stipendio al capo famiglia.
Annuisco in silenzio, scrivo qualche appunto ma non commento, non siamo dalla Durso e l’unica domanda che continua a martellarmi la testa è: perché si chiama “Venerdì?!”

“Perché sono nato di Venerdì”

“Non fa una piega” commentiamo divertiti.

C’è molto di più dietro la risposta logica e a tratti sarcastica della nostra guida: mi accorgo che stiamo perdendo la capacità di riconoscere la semplicità delle cose. È folgorante.

Trascorriamo la notte in un lodge all’interno del parco naturale dello Tsavo East, in una zona chiamata Voi.
Il “Voi wild life Lodge” si trova nel cuore del Parco, a stretto contatto con la natura e gli animali che la abitano, dotata di una zona ristorante panoramica che rivolge lo sguardo alla savana: davanti a noi uno degli spettacoli più belli a cui abbia mai assistito, un laghetto dove gli animali vengono ad abbeverarsi a turno durante la giornata.
Quindi immaginate di essere a cena, sfiniti e affamati, nessuna connessione, niente social, niente musica nell’aria se non il sottofondo di mille lingue diverse che silenziosamente conversano attorno a voi, sotto la luce di qualche neon giallo dove l’unico “passatempo” è quello di scherzare con i propri compagni di viaggio, mentre una famiglia di elefanti trova ristoro a meno di dieci metri da voi. Poesia.
Una bella foto sarebbe in grado di raccontare molto, ma le parole, se profonde, lasciano spazio ad un’immaginazione soggettiva, altrettanto bella.

L’intera struttura si distribuisce a semi cerchio attorno al laghetto, grazie a questo lo spettacolo continua a rinnovarsi pur affacciandosi alla finestra, su un balconcino in muro grezzo dove è facile mettersi a cavalcioni e restare lì, in silenzio, a contemplare la notte e scorgere un ippopotamo che, furtivamente, si avvicina al laghetto.

È circa mezzanotte e noi siamo sfiniti, la prossima sveglia suonerà ancora alle cinque e non ci resta che metterci a letto. Siamo nel nulla e penso a quanta strada mi separi da casa, ma non mi importa: fino a quando saremo tutti sotto la stessa bianchissima luna, non sarò mai abbastanza lontano.
Il secondo giorno sarà più corto, è Ferragosto e torneremo al resort in serata.
Ancora un po’ di Savana, una piacevole sosta e una visita ad un villaggio Masai.
Ma questo ve lo racconterò nel prossimo articolo

#vadovivotorno

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